16 | 03 | 2010
Villa Miralfiore, patrimonio prezioso PDF Stampa E-mail
Sabato 06 Febbraio 2010 13:09

PESARO - La Villa del Parco Miralfiore, parte integrante del “fundus viridarii ” del XV secolo che estendeva la sua grandezza tra la sponda destra del fiume Foglia e la strada per Calibano (attuale via Solferino), dopo che il proprietario, il maggiordomo di corte Pier Simone Bonamini, l’ebbe trasformata da residenza di campagna in “villa di delizie”, la vendette nel 1559 al Duca Guidobaldo II Della Rovere. Di seguito lo stesso Duca, decise di ampliare e di abbellire ulteriormente la villa e, a questi interventi di ristrutturazione, sono particolarmente legati, i nomi di Bartolomeo Genga e Filippo Terzi.

Nell’immensa area del Barchetto, risultano coevi all’ampliamento i due portali in pietra arenaria che, a fine costruzione, svettarono imponenti in questo tardo fine rinascimento. Uno di questi portali venne posizionato in via Solferino (l’attuale), l’altro tra via dell’Acquedotto e Porta Rimini. I portali erano meglio conosciuti come le “Tre Mete” (dall’Araldica dei Della Rovere). Con l’arrivo della modernità, nel 1861 si realizzò la ferrovia e, con il tracciato della Litoranea Ancona-Rimini, la proprietà della villa venne tagliata in due, subendo così la perdita di quel ruolo primario che aveva all’interno della grande tenuta. Nel 1884 il podere di Villa Miralfiore, subisce un’altra violenta aggressione: una vasta area tra la Ferrovia e Porta Rimini fu utilizzata per la costruzione della Caserma Cialdini e, il portale di Porta Rimini e via dell’Acquedotto, venne ferocemente distrutto. Era opinione di quei tempi, che tutto quello che intralciava l’avanzare del progresso, doveva essere abbattuto, tolto di mezzo senza via di scampo e, da queste teorie, stava nascendo una forma di cultura di infimo ordine: la “Casta dei Demolitori”, che ebbe poi il suo culmine, nel massimo splendore dell’osceno con l’abbattimento delle antiche mura roveresche. Il portale sopravvissuto ai “demolitori” nostrani, è ancora li; in via Solferino, aggredito ogni giorno da sistematiche vibrazioni telluriche provocate dal caotico traffico urbano. Quello che colpisce veramente, è il supremo disinteresse e l’indifferenza di chi avrebbe dovuto essere il massimo tutore di queste opere irripetibili: il portale di via Solferino, sta portando a termine i suoi quattrocento anni e più della sua esistenza. L’evidenza dei fatti è ben visibile dalle erosioni delle colonne, le incrinature delle mete e di un pezzo di cornicione che sta per staccarsi. Prima che questo esemplare unico imploda su se stesso, (addetti alla cultura, Istituzioni & C. permettendo) la soluzione ideale per porre fine a questa vergognosa situazione di degrado architettonico, sarebbe quella di smontare il portale pezzo per pezzo, e rimontarlo con la massima cura nel parco del Miralfiore per farlo continuare ad esistere per altri quattrocento anni nel luogo che gli spetta di diritto.

Giuliano De Angelis

 
  


Commenti
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Filippo Crescentini  - Interessante la ricostruzione storica   |87.6.67.xxx |2010-02-06 14:50:14
Interessante la ricostruzione storica; un po' stucchevole l'invettiva contro la
"casta dei demolitori"; non molto convincente la proposta conclusiva:
forse il traffico basterebbe allontanarlo un po' (progettando la prevista
rotatoria) dalla base dell'arco, fare le opere di consolidamento che fossero
ritenute necessarie, restaurare le parti pericolanti. Ci sarebbe da spenderci un
po' di soldi, ma molti meno - in ogni caso - di quelli che servirebbero per
attuare il proposto smontaggio e rimontaggio dell'arco in un posto che, in ogni
caso, fosse anche solo trenta metri più in là, non sarebbe il suo. Parola
d'ordine, alternativa a quella proposta: fare in modo che l'arco rimanga in
piedi dov'è. Sia reso comunque merito a De Angelis per aver sollevato la
questione. Chi di dovere provveda a mettere in atto quanto serve affinchè, in
attesa di decidere cosa farne, l'arco - come detto da De Angelis - non imploda
su se stesso.
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